Dopo la lunga sfuriata invernale della prima metà di febbraio, negli ultimi giorni la circolazione atmosferica ha cambiato registro e ci ha proposto il ritorno di correnti più miti grazie all’espansione, verso l’Italia, dell’Anticiclone delle Azzorre: oltre al bel tempo, l’alta pressione atlantica ha anche favorito un sensibile rialzo termico, con le temperature massime che si sono spinte oltre i 10 °C anche in Pianura Padana. Ora, ad esclusione del temporaneo calo termico di inizio settimana indotto dal passaggio di una saccatura che entrerà nel Mediterraneo evolvendo in cut-off, sembrerebbe ad oggi molto probabile il primo assaggio di primavera per le regioni centro settentrionali tra il 23 ed il 26 febbraio: se fosse confermato lo scenario evolutivo, non si escludono le prime temperature massime intorno ai 20 °C sulle pianure del Nord-Ovest, a causa dei venti di föhn.
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Ci siamo un po’ tutti resi conto di come sia stato brusco il cambio di rotta che ha avuto l’inverno con l’inizio del mese di febbraio: dopo due mesi avvolti nel tepore – dicembre e gennaio – che facevano magari sperare di aver superato, per quest’anno, il periodo potenzialmente più critico delle intemperie invernali, ecco che i venti siberiani hanno avvolto l’Italia del Centro-Nord con un manto bianco e gelido di tutto rispetto. Ormai, sono dieci giorni che l’inverno continua a picchiare duro la nostra penisola, così come sono dieci giorni che l’informazione affronta quotidianamente il discorso neve e ghiaccio con collegamenti da mondi sperduti nel bianco, bufere istituzionali e pareri di esperti e di presunti tali che sfruttano l’occasione solo per farsi pubblicità.
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Dopo la svolta che ha avuto la circolazione atmosferica a partire dagli ultimi giorni di gennaio, l’inverno ha preso completamente le redini dell’evoluzione del tempo su tutto il continente europeo e, a quasi una settimana dall’inizio di questa fase gelida e nevosa, non ha ancora intenzione di allentare la sua morsa. Ci attende ancora una settimana all’insegna del freddo e della neve, in particolare sulle regioni centro-settentrionali, per l’arrivo di due impulsi perturbati che ci interesseranno martedì 7 febbraio e, probabilmente, tra il 10 e l’11 febbraio prossimi. Questo secondo episodio, che dovrà ovviamente essere confermato nei prossimi giorni, sarà legato al movimento che intraprenderà una goccia fredda in discesa dalla Carelia.
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Inizia oggi per la nostra penisola un’intensa e prolungata ondata di gelo che ci accompagnerà, molto probabilmente, per almeno i prossimi 7 giorni. Prima la neve, poi il gelo dalla Siberia: una sequenza di eventi che non lascia spazio all’immaginazione ma che, al contrario, fa vedere tutta la potenza del vero inverno, quello tipico dei paesi dell’est europeo. Sul nostro continente, il vasto lago di aria gelida costruito dall’anticiclone russo si estende ormai dagli Urali fino alla penisola balcanica ed è pronto a straripare sul Centro-Nord dell’Italia: ad incentivare questo movimento sarà un nucleo di aria polare in arrivo oggi sui bacini settentrionali e che, dopo aver depositato precipitazioni a prevalente carattere nevoso fino in pianura, spalancherà le porte al burian.
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Dopo quasi due settimane in cui le condizioni atmosferiche sono state dettate dalle gelide correnti orientali, la situazione meteorologica è finalmente destinata a sboccarsi, con il ritorno ad una circolazione delle masse d’aria più consona alle nostre latitudini grazie al ripristino della zonalità. Durante i prossimi 7-10 giorni, quindi, l’atmosfera si prefiggerà l’obiettivo di far rientrare il campo termico sui valori normali per questo periodo, in un contesto prevalentemente asciutto perché il pattern sinottico dominante sarà, con buona probabilità, caratterizzato dalla presenza dell’Anticiclone delle Azzorre, di tanto in tanto disturbato da qualche impulso di aria più fredda di origine nord-Atlantica. Possiamo tirare quindi un bel sospiro di sollievo: il periodo più crudo dell’inverno è ormai alle spalle!
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L’inverno sembra non concedere tregua: passata l’intensa ondata di gelo e di neve di questo week-end, le correnti siberiane che ci hanno interessato dall’inizio del mese lasceranno probabilmente il posto ad un’altra massa d’aria fredda, ma questa volta proveniente dall’artico. Sebbene quest’ultima sia meno gelida di quella che ci sta interessando (in particolare nei bassi strati), essa è caratterizzata da una più spiccata instabilità, acquistata gradualmente durante il suo cammino verso le basse latitudini. Ma, come in tutte le linee di tendenza oltre i tre giorni, siamo ancora lontani dal capire l’effetto di questo cambiamento meridiano della circolazione sulla nostra penisola, perché basta una lieve oscillazione dell’asse della saccatura per avere risvolti completamente diversi a sud delle Alpi.
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Su segnalazione e con il permesso del Dott. Antonello Pasini, ricercatore presso l’Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR di Roma, riporto su queste pagine l’articolo pubblicato oggi nell’Almanacco della Scienza, in cui si presentano i risultati di una ricerca da lui condotta, in collaborazione con Alessandro Attanasio ed Umberto Triacca dell’Università dell’Aquila. L’importanza dello studio sta nel fatto che una chiara scoperta-conferma delle cause antropiche del riscaldamento globale è stata ottenuta con una metodica assolutamente originale e indipendente dai classici – e criticati – modelli climatici. I ricercatori hanno applicato un metodo econometrico (sviluppato da un premio Nobel per l’economia) ai dati climatici degli ultimi 160 anni e il risultato è venuto fuori nettamente, con una confidenza statistica del 99%.
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Ci apprestiamo a vivere, a partire da oggi, un lungo periodo dalle caratteristiche invernali che potrebbe durare per almeno 7-10 giorni e che sarà caratterizzato da una crescente intensificazione del freddo, fino a sconfinare in gelo intenso a partire dalla metà della prossima settimana, in particolare sul Nord Italia. Il graduale avvicinamento a questa situazione meteorologica estremamente rigida sarà innescato da una goccia di aria fredda, in arrivo sul Mediterraneo centrale tra martedì e mercoledì dalla Francia: dopo aver portato la neve su parte del Nord, avvierà un intenso richiamo di correnti gelide di origine siberiana che faranno entrare nel freezer l’Italia centro-settentrionale. Si tratterà di un evento eccezionale e storico? E’ presto per dirlo: saranno poi i dati registrati a classificarlo come tale oppure no.
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